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giovedì 27 settembre 2012

Uomini e topi


“Uomini e topi” è il famoso romanzo di John Steinbeck.

Racconta di due uomini, George e Lennie. Lennie, è dotato di un'enorme forza fisica che lo rende adatto a lavorare in un ranch, ma è affetto da un ritardo mentale e non sa controllare la propria forza tanto che uccide involontariamente i piccoli animali che ama accarezzare, come topi o cagnolini. Consapevole della propria inferiorità, Lennie trova in George il punto di riferimento affidandosi completamente a lui; e con l'amico condivide il sogno di comprarsi un giorno una casetta con dei conigli da allevare. George, che conosce bene l'ingenuità e la sensibilità di Lennie, lo asseconda facendogli credere che il sogno della casetta possa diventare realtà.
Come va a finire? Leggetelo, è bello.


Se Lennie è un minus habens, malato, che non si rende conto di far male e uccidere, come possiamo definire chi ritiene che per valutare la sicurezza di un rossetto sia necessaria la sperimentazione su un topolino?

Il valutatore della sicurezza del cosmetico finito ha a disposizione da tempo test alternativi per fare le sue valutazioni di sicurezza e infatti, per fortuna, sperimentare un cosmetico finito sugli animali è vietato.

Ma è vietato da ANNI!!!, dall’aprile 2005.
Da 7 anni e mezzo!
Eppure c’è ancora chi crede che i cosmetici siano causa di sofferenze per le bestiole.


Cerchiamo quindi di prendere atto che, essendo una cosa vietata, nessuno la può più fare, né può commercializzare prodotti che siano stati testati su animali..

Poiché la legge è Europea, non solo la sperimentazione è messa al bando in tutta l’Europa, ma anche la commercializzazione di un prodotto, proveniente da altri Paesi dove la sperimentazione è ancora ammessa,è vietata.

Se nel Regno di Molto Molto Lontano, la sperimentazione è consentita, il produttore della real casa deve fare una linea di prodotti appositamente per il mercato Europeo che non sia stata sottoposta a sperimentazione animale. Chissà che a poco a poco non gli convenga fare solo prodotti non testati…

Questo però ci riporta ad alcuni inganni o tranelli per il consumatore.
Quando su una scatola di crema vedete la figura del coniglietto, la scritta “non testato”, “cruelty free” e altre analoghe rassicurazioni, non fatevi ingannare.

Quel produttore (o fabbricante…) non sta facendo niente di meglio degli altri, semplicemente vi dice che applica la legge.

Perché, avrebbe alternative?

La Commissione Europea e il ministero della Salute italiano si sono già espressi con una raccomandazione (che non è una legge, però): per quanto riguarda i prodotti cosmetici, non si possono trarre in inganno i consumatori con indicazioni relative alla mancanza di sperimentazione animale, perché ciò induce il consumatore a credere che ci siano ancora aziende che sperimentano o che sul territorio Europeo siano in circolazione prodotti testati e che quindi non siano conformi alla direttiva Europea 2003/15/CE attuata con Decreto legislativo del 15 febbraio 2005 n. 50.

Secondo questa raccomandazione, si può utilizzare un riferimento alla non effettuazione di test su animali purchè questo non tragga in inganno il consumatore, e che chi decida di apporlo debba dimostrare di non aver testato, fatto testare per suo conto gli ingredienti, o anche, non aver utilizzato ingredienti sottoposti da altri a sperimentazione animale al fine di ottenere nuovi prodotti cosmetici.

Questa ultima condizione fa sì che praticamente nessuno possa avere i requisiti per poter dichiarare che il suo prodotto non sia in qualche modo, diretto, indiretto, da altri, volontariamente, casualmente, ieri, dieci anni fa, coinvolto in una sperimentazione.

Quindi coniglietti sorridenti, coniglietti sbarrati, scritte tipo “non testato su animali”, “cruelty free” “ io sto con gli ippopotami” e altre analoghe amenità, saranno, finalmente, destinate a scomparire.


Però se la sperimentazione animale del prodotto finito è ormai vietata, resta aperto l’aspetto degli ingredienti, che è altrettanto importante.

Attualmente una certificazione è promossa dalla LAV Italiana, e prevede l’apposizione di un simbolo (coniglio con le stelline), che viene definito come “Standard Internazionale Non Testato Su Animali”.
Però la scritta che lo accompagna è un vago “Stop ai Test sugli Animali” che indica più una buona proposizione generale che una realtà applicabile specificatamente al cosmetico.

Quindi, come si deduce dallo Standard stesso e da come viene riportato nei siti che promuovono le case cosmetiche che lo adottano, la differenza tra un cosmetico certificato e un qualunque altro cosmetico non è nel fatto che il prodotto finito non sia testato, visto che tutti i cosmetici non sono testati su animali per legge.

Non è neanche nel fatto, impossibile, che tutti i suoi ingredienti non siano testati, visto che, come è inevitabilmente costretto a riconoscere anche riconosce lo Standard stesso ”virtualmente tutti gli ingredienti cosmetici nel passato sono stati sottoposti in qualche modo a sperimentazioni su animali, e non è possibile obbligare le aziende ad usare ingredienti che non siano mai stati testati su animali” anche perché ce ne sono assai poche: è quel MAI testati che frega.

Quindi l’assioma di base è uno solo: nessun cosmetico è più testato su animali dal 2005, tutti i cosmetici usciti sul mercato dopo il 2005 sono certamente non testati su animali, ma la stragrande maggioranza degli ingredienti contenuti in un cosmetico è testata su animali.

 


Lo standard della LAV certifica solo che il produttore del cosmetico ha ottenuto dai produttori delle materie prime una dichiarazione che non sono stati commissionati test da una certa data (a giudizio del produttore della materia prima, non imposta da alcuna legge, che non c’è) in poi.
Lo Standard afferma inoltre che le Società non saranno considerate responsabili per sperimentazioni condotte fuori dalla loro catena di fornitura su cui quindi non hanno controllo e da dove non traggono alcun beneficio, e che lo scopo dello Standard è quello di eliminare i test futuri.

Tutto questo però è ancora fuorviante, non è sensato considerare Buona, Bella e Brava un’azienda solo perché i suoi fornitori dichiarano che da un certo momento in poi non hanno commissionato test, magari per soli motivi di tagli di budget, perché farebbe apparire Cattiva, Cinica e Crudele un’azienda che non attribuisce molta importanza alle dichiarazioni, non sempre mosse da spirito ecologico o animalista, dei suoi fornitori di materie prime.

La realtà è invece che la maggior parte gli ingredienti usati anche nei cosmetici di case certificate dallo Standard della LAV, sono state testati su animali, ma la cosa peggiore è che molti di questi ingredienti verranno ritestate se destinate ad usi diversi dal cosmetico. Checché ne dica il fornitore.

Purtroppo, anche se tutte le aziende cosmetiche del mondo aderissero allo Standard della LAV, i test sulle materie prime non possono essere completamente aboliti finchè non si troveranno test alternativi altrettanto validi.
La buona intenzione che si deve riconoscere a chi si certifica allo Standard della LAV è che cerca di fare in modo che i test prima o poi finiscano. Intenzione. Prima o poi.

C’è da riconoscere, obtorto collo, che sono stati i grandi centri di ricerca delle multinazionali che hanno messo a punto i test alternativi sui prodotti finiti e stanno facendo le ricerche per i test alternativi per gli ingredienti.
Quelle stesse multinazionali boicottate perché ritenute ancora oggi, dagli ignoranti so tutto io (che non hanno ancora capito che i test su animali sono vietati da un bel po’), quelle che continuano a sperimentare sugli animali.

Quindi, le piccole chimiche suggeriscono ai consumatori di non farsi affascinare da figurine, tenerezze o proclami riportati in etichetta, e di ricordarsi sempre che nessun animale ha subito maltrattamenti a causa del sapone che stanno acquistando.




4 commenti:

  1. Grazie...molto interessante!

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    1. Cerchiamo di fare informazione senza pregiudizi, dove possiamo.
      Grazie per aver espresso l'apprezzamento.

      PC

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  2. Bell'articolo, senza falsi preconcetti! Vorrei solo farvi un appunto: è vero che sono proprio le case di produzione tanto osteggiate a cercare metodi alternativi sui test sugli animali per quanto riguarda i cosmetici, ma io ritengo che si stiano ponendo questo problema soprattutto per venire incontro all'opinione pubblica che sollecita ad una cosmesi più ecologica! Quindi bisogna mobilitarsi e battersi per una ricerca con meno impatto su animali ed ambiente, perchè i risultai si possono ottenere!!La spinta del consumatore consapevole è fondamentale per avere una ricerca che si muova in tale direzione!

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    1. Grazie, Laura. Sì, è realistico pensare che i produttori si diano da fare per cambiare le cose sotto la spinta del mercato, quindi spesso per fini utilitaristici, ma alle fine quello che conta è il risultato.

      E la ricerca per i test alternativi si può fare solo in laboratori attrezzati che solo i centri di ricerca di aziende, e istituti universitari, hanno.

      Quasi tutti i cambiamenti sono partiti con una spinta dal "basso", no? Quale che sia il motivo che porta a migliorare, è sempre benvenuto. Mai demordere.

      PC

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