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venerdì 27 marzo 2015

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Ormai le iperboli sono diventate la normalità.
Tutto è super, tutto è esclusivo, tutto è migliore, tutto è extra.

Tutto.

Figurarsi se questo non può essere applicato ad un cosmetico, le cui meraviglie da sempre sono state infarcite da esagerazioni, tanto che è la categoria di prodotti, farmaci esclusi, con più regole sui claim e con le maggiori sanzioni da parte del garante della pubblicità.

Del resto non può essere diversamente, quando per enfatizzare il proprio prodotto, non solo si dice quanto è bravo e bello, ma anche come sono scemi gli altri.

Purtroppo la promozione del cosmetico è spesso lasciata a dei professionisti della pubblicità che credono che promuovere una sedia, un'auto, una brugola sia uguale a promuovere un cosmetico, senza porsi domande sulla scientificità di certe affermazioni: un cosmetico è - dovrebbe essere- un concentrato di conoscenza chimiche, fisiche e biologiche che probabilmente non vengono chieste alla brugola.

Per cui, se possiamo affermare, stando attenti alla pubblicità comparativa, che mai nessuna brugola ha stretto una vite meglio di quella della ditta XY, e le altre invece lasciano la vite a pendolo, di sicuro non possiamo affermare che il mio cosmetico è meglio del tuo perchè il mio non contiene acqua e il tuo sì, e che il mio è meglio del tuo perchè contiene il 2-3% di oli essenziali e il tuo solo lo 0,2% e che i cosmetici degli altri fanno schifo perchè gli attivi non possono penetrare perchè hanno molecole troppo grosse.

Saremmo molto più indulgenti se le affermazioni di cui sopra le avesse scritto il creativo di un'agenzia di pubblicità per un'azienda che commercializza cosmetici che sa (giustamente, a nostro parere, come abbiamo illustrato nel post relativo ai rapporti fra terzista e cliente) nulla o poco di cosmetologia.

Ma dal momento che le abbiamo lette su una fanpage di FaceBook, propria di un'azienda che si picca di formulare e produrre, la cui titolare asserisce di essere laureata in scienze naturali, NO, non le possiamo accettare.

Al solito copiamo/incolliamo senza fare nomi, visto che non ci interessa tanto CHI dice cosa, ma COSA dice:

"alcune precisazioni: la linea XXXX ha un contenuto in oli essenziali molto elevato (dal 2 al 3%). Nella maggior parte dei cosmetici naturali ne troviamo circa lo 0,01-0,2%. Questo dato è molto importante perché fa rientrare XXXX nella cosiddetta fascia di prodotti cosmeceutici, ossia cosmetici con attività farmacologica (naturale ovviamente)...questo significa che andiamo a curare la pelle e tutti gli inestetismi che ci possono essere (rughe, colorazioni disomogenee, perdita di tono del tessuto, pelle asfittica, spenta ecc). I normali cosmetici restano in superficie e non possono avere principi attivi che penetrano in profondità perché sono formati da molecole troppo grosse. Gli oli essenziali, invece, penetrano negli strati profondi del derma ed entrano in circolo"

Un prodotto con il 2-3% di oli essenziali applicato sul viso, visto che parlano di rughe.., è un po' rischioso, ma queste sono faccende del valutatore della sicurezza ingaggiato da questa azienda: se lo ha ritenuto sicuro avrà avuto le informazioni necessarie per certificarlo tale, quindi non ci permettiamo di sindacare.
Beh, insomma... noi qualche dubbio ce lo abbiamo.

La manfrina del cosmeceutico ci ha francamente stufato, non è sostenibile che la composizione di questi prodotti li faccia rientrare nella fascia dei cosmeceutici, visto che non esistono e quindi non esistono neanche i criteri per rientrarci: bastassero due oli essenziali in croce, il 90% dei cosmetici sarebbe cosmeceutici
Il giochetto di cercare di ridurre l'impatto dell'affermazione di cosmetico con attività farmacologica, riconducendola al naturale, ci pare una trovata da due soldi, più volgarmente da paraculo.

Sostenere poi che gli altri prodotti restano in superficie e non possono avere attivi che penetrano è contro ogni conoscenza della biologia, della cosmetologia, della biochimica e della biodinamica e di altre 1000 scienze che non siano esoterismo e astrologia.
Eppure avremmo dato per scontato che qualcosa del genere nel corso di Laurea in Scienze naturali si dovesse studiare. Evidentemente no.

Il problema della tossicità degli oli essenziali è proprio che entrano in circolo rapidamente. E' vero che altrettanto rapidamente vengono eliminati, però essendo come sempre una questione di dose: con il 2-3% in circolo per 4-6 ore, il rischio di qualche seccatura noi ce lo porremmo.

Non contenta di postare castronerie sulla fanpage aziendale, la dottoressa titolare posta sulla sua pagina personale amenità analoghe:

Copiamo/incolliamo
"Invito tutte le persone sensibili ed attente ad una cosmetica sana e vera a leggere l'INCI (ingredienti) prima di acquistare un prodotto. Se il primo ingrediente è acqua...state buttando via i vostri soldi...per idratare bisogna bere acqua e non mettere acqua sul viso/corpo....voi assorbite acqua quando fate il bagno in mare? Mi raccomando signore perchè vi prendono in giro...la soluzione è informarsi..."

Quello che in tutta questa faccenda ci ha molto infastidito è che, sempre ammesso che veramente la signora sia laureata in Scienze Naturali, dovrebbe sapere che sta scrivendo delle cose inammissibili.
E probabilmente lo sa, ma non gliene frega niente: usa la sua laurea come una corazza dietro la quale nascondersi per far cadere dall'altro affermazioni a cui neanche lei, speriamo, crede.

È questo ci schifa ancora di più: la prostituzione mentale al fine di vendere 20 pezzi di crema in più.
Rinnegarsi professionalmente per 4 palanche.

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2 commenti:

  1. Post divinamente essenziale o essenzialmente divino :) Grazie per il vostro lavoro.

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