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martedì 31 marzo 2015

Non è tutto oro quel che luccica

Ogni tanto qualcuno propone cosmetici contenti oro, argento, diamanti e rubini, magnificandone la preziosità e l'efficacia.
In realtà, con la scusa di preziosi contenuti costano uno sproposito e non servono a niente.

Le polveri di diamante e rubino sono insolubili sia in acqua che in olio che in alcol.
Al massimo possono avere una leggera azione abrasiva, ma fare un prodotto da risciacquo con diamanti e rubini che costa come la corona d'Inghilterra è un po' stupido.



L'argento colloidale è stato di moda qualche decennio fa come una sorta di panacea, ma sia l'FDA (già dal 1999) che l'EFSA (l'organismo della Commissione Europea che si occupa di alimenti) non ritengono sia così sicuro l'argento colloidale negli alimenti.

Esistono prodotti indicati per la medicazione delle piaghe da decubito con argento colloidale, ma sono presidi e non hanno certo alcuna azione cosmetica.

L'argento nei cosmetici non serve a niente: viene in rari casi utilizzato il cloruro d'argento come antibatterico, ma con l'uso alla concentrazione massima dello 0,004% in prodotti che non vadano a contatto con le labbra e gli occhi o destinati a bambini di età inferiore ai 3 anni. Ha come nome INCI Silver chloride.
L'altro sale di argento consentito nei cosmetici è un miscela di acido citrico e citrato d'argento (INCI Citric acid + Silver Citrate, ed ha analoghe restrizioni: 0,2% corrispondente a 0,0024% d'argento, non può essere usato in prodotti che vadano a contatto con occhi e labbra e nei prodotti per bambini.

La tossicità dell'argento, insorge  generalmente per ingestione, e si manifesta con l'argiria, una sindrome irreversibile per cui si diventa blu.
I casi di argiria per contatto cutaneo sono rarissimi, ciò non toglie che l'industria orafa commercializza gioielli in argento rodiato, cioè sottoposto ad un procedimento che genera una sorta di rivestimento dell'oggetto.

Ora, se l'industria orafa si preoccupa di rendere sicuri un paio di orecchini rodiandoli, benchè l'incidenza di possibili rischi sia irrisoria, vorremmo capire perchè si sostiene che un cosmetico faccia miracoli perchè contiene l'argento.

L'aspetto più inquietante è che l'argento identificato nei cosmetici sia in forma di nanoparticelle, tanto che uno studio della Southern Denmark University sulla tossicità delle nanoparticelle di argento è stato ritenuto valido dal BfR, l’Istituto Federale Tedesco per la Valutazione del Rischio, che ha raccomandato di evitare l'uso dell'argento nei cosmetici.
E' vero che l'argento ionico (Ag+) è consentito come colorante alimentare (E174), quello che trovate sui confetti e  altri dolci, ma la sua azione cosmetica è nulla.
E nei cosmetici è stato trovano in forma di nanoparticelle, ed è questo più allarmante.

Lo stesso vale per l'oro, che è anche un colorante alimentare (E175).
L'oro è il metallo più nobile che ci sia.
Per nobile si intende che ha la puzza sotto il naso e sta per i fatti suoi, non mischiandosi con altri: non reagisce con niente, acidi, basi, alcoli, eteri, niente di niente.
E' reattivo solo con l'acqua rEgia, che non è l'acqua rAgia, ma una miscela di 3 parti di acido cloridrico e 1 parte di acido nitrico. Si chiama régia perchè è l'unica con cui agisce il re dei metalli. Con il mercurio crea un'amalgama, che però non è una reazione.

In una tesi universitaria si sono volute evidenziare le proprietà fisiche, meccaniche e biologiche di  nanoparticelle d'oro:
"Le proprietà chimico-fisiche, ottiche, biologiche e meccaniche dell'oro possono effettivamente renderlo un importante e prezioso ingrediente cosmetico. Infatti esso sulla cute ha proprietà antiossidanti, depigmentanti, catalitiche, stimolando la produzione di collagene ed elastina, riattivando quindi il processo rigenerativo della pelle, ma soprattutto è in grado di minimizzare i segni del tempo grazie alla sua capacità di riflettere la luce trasmessa in tutte le direzioni all'interno dei solchi delle rughe, diminuendo quindi la percezione visiva delle stesse (chiamato effetto soft focus). Tutto questo però, richiede uno sforzo tecnologico: l'oro deve essere polverizzato a dimensioni nanometriche e disperso in un liquido prima di essere mescolato alla formulazione cosmetica, diventando così oro colloidale. Allo stesso modo le caratteristiche fisiche, ottiche, biologiche e meccaniche dei diamanti supportano le promesse dei prodotti a base di micro e nanodiamanti quali ottimi ingredienti esfolianti (per le loro proprietà meccaniche), illuminanti (per l'effetto soft focus), regolarizzanti dei processi cutanei e metabolici (per la presenza di oligoelementi nella loro composizione) e quindi, nel complesso, anti-age."

Quindi, sotto forma di nanoparticelle il minerale può colmare le rughe e i microrilievi cutanei. Grazie all’effetto di riflessione della luce si ottiene una diminuzione della percezione visiva delle rughe. Questo effetto viene spesso paragonato all’effetto “flou” delle fotografie. In questo modo si ottiene una luminosità del colore.

Questo significa che un cosmetico contenente nanoparticelle d'oro ha fondamentalmente un'azione ringiovanente di tipo ottico: la luce si riflette in modo da occultare la vista di difetti, ma non elimina il difetto in sè.
Lavata la faccia, il difetto torna a farsi vedere.
Le capacità catalitiche, di aumento della sintesi di collagene ed elastina, le proprietà depigmentanti, che vengono attribuite all'oro in nanoparticelle  (sempre che ce l'abbiano davvero, francamente noi non abbiamo trovato studi esaurienti su ciò) ce l'hanno anche tanti altri ingredienti che però non hanno i rischi della nanoparticella. E costano molto, molto meno. Forse però sono meno accattivanti dal punto di vista del marketing.

 Secondo il regolamento cosmetico Europeo 1223/09, ogni materiale insolubile o biopersistente e fabbricato intenzionalmente avente una o più dimensioni esterne, o una struttura interna, di misura da 1 a 100 nm, è un nanomateriale.

E sempre secondo il regolamento, la presenza di nanomateriali va indicata chiaramente in etichetta.
Inoltre, effettuando la notifica sul portale c'è una domanda esplicita: contiene nanoparticelle?

Un caso?

Adesso vi insegniamo un trucco: i coloranti, per i cosmetici, vengono indicati secondo Color Index seguito da un numero: ad esempio CI 77480 (oro) CI 77820 (argento).
E' una catalogazione diversa rispetto agli alimentari, che usano lettere dell'alfabeto, ad esempio E174 o E175.

Ci sono ingredienti che vengono usati sia per una loro attività, sia come coloranti.
La legge prevede che se la sostanza viene impiegata come attivo, debba venire indicata in etichetta con un dato nome INCI, se invece nelle intenzioni del formulatore viene impiegata solo come colorante, in etichetta deve apparire con il Color Index (CI).

Ad esempio l'Ossido di Zinco: è una sostanza funzionale astringente, lenitiva, usata nelle preparazioni di creme protettive contro le irritazioni da pannolino. In abbinamento a biossido di titanio trova applicazioni come filtro fisico UV in cosmetici di protezione solare. E' anche un colorante.
E’ un pigmento inorganico (bianco), utilizzato in forma micronizzata (non nano) generalmente nel make-up.
Ha due denominazioni INCI: zinc oxide come attivo e CI 77947 come colorante.

Significa che se lo introduco in una crema come lenitivo o filtro solare, in etichetta scrivo Zinc Oxide, se lo uso come colorante in etichetta scrivo CI 77947.

Questo per dire che cosa?

Questo per dire che quando vi ammanniscono una crema da un trilione, efficacissima perchè contiene oro o argento e trovate nell' INCI CI 77480 o CI 77820, beh significa che quella crema è solo color oro o argento.
E il fatto che l'oro e l'argento a oggi non abbiano una loro denominazione INCI diversa dal Color Index, vuol dire che l'unico motivo per cui vengono usati è perchè sono un (bel) colorante. Sono effettivamente oro (Au), o argento (Ag) ma non servono a niente.








Mettiamo la bibliografia perché è citata una tesi di laurea e perché, ironia, le uniche ricerche decenti le hanno fatte Goldman e Gold...:

-Goldman MP, Gold MH. J Drugs Dermatol. 2010.
-Tesi di Laurea di Elena Castronovo AA 2011-12 Università degli studi di Torino - Facoltà di Farmacia


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