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mercoledì 30 aprile 2014

Attenti al lupo

La legge prevede la valutazione della sicurezza di un cosmetico nelle sue normali e prevedibili modalità d'uso.

Cosa significa questo?

Che se un cosmetico non è sicuro, non può essere immesso sul mercato. Ovvio. Ma non tutti lo capiscono (o fanno finta di non capirlo).

Si leggono e si sentono tante castronerie, stupidaggini, trombonate, allarmismi fasulli, che stroncano un prodotto definendolo pericoloso.

Non è possibile.
Non è possibile che finisca nelle mani di un consumatore un prodotto pericoloso, oggi, in Europa.
Il problema più grave che a un cosmetico è consentito provocare è una forma di intolleranza o sensibilizzazione. Ne abbiamo parlato in questo post sulle allergie

O meglio, non è possibile che ci sia sul mercato europeo un prodotto cosmetico che usato nel modo corretto, per cui è formulato, sia pericoloso.
Certo, se uso la crema depilatoria come un collirio, forse qualche problema posso averlo, ma forse non  è tanto colpa del cretino che ha formulato la crema depilatoria se mi cade la cornea a pezzi.

Un cosmetico può contenere ingredienti pericolosi?
Si, certo.

Una buona parte degli ingredienti cosmetici ha delle caratteristiche di pericolosità che sono ben indicate in scheda tecnica.

Vuol dire quindi che il cosmetico che li contiene è pericoloso?
No, affatto!!!

Siccome dosis facit ut venenum non sit (la dose fa sì che non sia un veleno), è evidente che un ingrediente che fa sciogliere i femori se usato al 100% - quantità sulla quale si redige la tossicità dell'ingrediente, puro al 100% appunto -, usato allo 0,1 % è probabile che non crei alcun problema, anzi è probabile che a quella quantità abbia una funzione benefica sia sulla pelle sia magari sul prodotto stesso.

Per cui leggere o ascoltare proclami per cui un cosmetico che contiene il dato ingrediente sia un cosmetico pericoloso, è puro, inutile, stupido, infondato terrorismo.

A parte il fatto che i dati tossicologici sugli ingredienti sono talmente tanti che il legislatore ha ritenuto necessario regolamentare l'uso di alcuni di essi per legge, o vietandoli tout court o ponendo dei limiti alle concentrazioni d'uso, o limitandone l'impiego in prodotti a risciacquo, spesso un ingrediente viene strombazzato per pericoloso e per estensione pericoloso il prodotto che lo contiene, solo per sentito dire o perchè è un ingrediente sgradito.

Di esempi eclatanti di questa disinformazione ce ne sono tanti, ne portiamo ad esempio solo un paio.

Prendiamo l'EDTA.
L'EDTA (acronimo di EthylenDiamminTetraAcetic acid, che ci piacerebbe sapere quanti di quelli che lo demonizzano lo sanno) è una molecola definita chelante. Cioè ha una struttura nello spazio con delle estremità che si chiudono a chela, tipo quelle del granchio, per trattenere metalli pesanti e altre impurezze rendendole insolubili e quindi non assorbibili dall'organismo.

Questo significa che l'EDTA non è una sostanza pericolosa, ma anzi è la soluzione che limita un rischio.

Aggiungiamo che viene impiegato, generalmente, al massimo allo 0,05%.
Però ha il bollino rosso. Non entriamo in dettaglio del significato di questa affermazione, tanto l'avete capita tutti.
Ha il bollino rosso perchè, rendendo insolubili sostanze, si deposita sui fondali marini disturbando la fauna ittica.
Questo vuol dire che sia pericoloso per l'uomo? No.
Vuol dire che un cosmetico che contiene lo 0,05% di EDTA sia da ritenere la causa di tutti i mali della pelle? No.

Vuol dire che contiene una sostanza che urta la coscienza ecologica di alcuni, che quindi hanno tutti i diritti di preferire prodotti che non lo contengno, ma che di certo non possono asserire che siccome quel prodotto contiene EDTA, quel prodotto sia pericoloso per la salute umana. Questa è una falsità senza nessun fondamento.

I Siliconi.
Premettiamo che la famiglia dei siliconi è enorme, dai ciclici ai lineari, ai volatili più o meno, certamente il silicone che si mette in un cosmetico non è quello con cui si sigillano le finestre o si fanno i cateteri. E non diciamo, per favore, sempre silicone è! Perchè non è così.
Ci sono siti e blog che dissertano scientificamente sull'argomento, vi rimandiamo ad essi, perchè altrimenti questo post diventa un trattato noiosissimo chi chimica organica e lo lasciamo ad altri.

La cosa che accomuna tutti i siliconi è la loro origine: sono derivati del petrolio e la loro produzione ha un impatto ambientale importante.

Però sono le sostanze meno tossiche che esistano. Sono inerti. Non reagiscono. Non rientrano in nessuna reazione biochimica. Non penetrano nella pelle. Hanno una tossicità tendente a zero.

Quindi NON sono ingredienti pericolosi.

Sono ingredienti che sono ecologicamente "riprovevoli" e tanto basta per evitarli. Va bene. Concordiamo anche noi, che cerchiamo di fare prodotti che non li contengano o che li contengano giusto quel quid che renda il prodotto gradevole se la loro assenza porta al prodotto spalmabile come cemento.

Però dire che il prodotto che li contiene è  pericoloso è una balla colossale.

Il silicone non fa niente. Ma niente di niente.
Grazie, resta in superficie. Forse è questo ciò che disturba maggiormente: l'idea di occlusione e quindi di soffocamento della pelle.
Va bene. Lo accettiamo. E' un legittimo punto di vista, visto che le sensazioni sono soggettive e rispettabili, e uno dei pregi che un cosmetico deve avere è dare il senso di comfort. Se la presenza del silicone inficia la sensazione di comfort, giusto preferire una crema senza.
Ma dire che sia pericoloso, no.

Gli esempi possono essere mille, ma ci fermiamo qui.

Quello che ci preme trasmettere è la consapevolezza che non c'è (o non ci dovrebbe essere almeno in Europa) in commercio un prodotto la cui sicurezza non sia stata vagliata, analizzata e confermata da un addetto ai lavori che ha valutato tutti gli aspetti tossicologici, tutti i dati relativi al comportamento (stabilità, interazione con gli altri ingredienti presenti e con i meccanismi cutanei, eccetera) di ogni singolo ingrediente alla percentuale presente nel prodotto. Anche se quell'ingrediente usato puro al 100% potrebbe essere pericoloso.

Quindi, per favore, evitiamo di utilizzare la sineddoche che siccome in un prodotto c'è un ingrediente che tal quale è pericoloso, lo sia anche il prodotto che lo contenga.

A maggior ragione poi, quando l'ingrediente non è neanche pericoloso, ma solo, per qualche motivo, antipatico.










7 commenti:

  1. Questo post è da incorniciare. Da collega (sono chimica, non mi occupo però di cosmesi) vorrei precisare che il nome corretto dell' EDTA è ethylendiaminetetraacetic acid e non mi risulta contenga cloro come farebbe pensare il nome iupac da voi riportato. Immagino sia un refuso, se mi sbaglio ed esistono due molecole indicate dallo stesso acronimo mi scuso.

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    1. Sì Jane hai ragione. Grazie della segnalazione del refuso, abbiamo corretto.
      PC

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  2. Ciao, ho scoperto oggi il vostro blog e vi faccio i complimenti per le informazioni che date (finalmente!)
    Scrivo solo per dirvi che ho un pessimo rapporto con l'EDTA, in quanto usato in soluzione nell'acqua demineralizzata nell'ambito del restauro, mi crea rinite e starnuti solo l'inalazione. Non è proprio un angioletto, almeno con me... ma giustamente si parla di quantità e percentuali molto diverse nei cosmetici e detergenti.

    A parte questo, sarebbe bello poter leggere cosa ne pensate dell'assorbimento di queste sostanze perché sul web, al momento, ci si divide tra la teoria del terrore chimico ("ci avvelenano, moriremo tutti") e dell'assorbimento intelligente (nel quale il corpo fa passare un principio attivo al 0,2% ma non altre sostanze con stessa granulometria o i solventi... direi molto anni 60 perché queste idee mi ricordano i mastri con le mani nell'alcol denaturato, nel diluente nitro, o nel toluene, senza DPI perché convinti dell'impermeabilità della pelle se a contatto con materiali pericolosi)

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    1. Fai un lavoro bellissimo!!!
      Per quanto riguarda l'EDTA hai ragione, ma vale un po' per tutto: dosis facit ut venenum non sit.
      La dose fa in modo che non sia un veleno.
      Per quanto riguarda l'assorbimento cutaneo: sono poche le sostanze utilizzate in ambito cosmetico di cui si conosca il vero livello di assorbimento, anche perchè, di norma, vengono inserite in una formula complessa che ne può modificare l'assorbimento stesso.
      A parte gli oli essenziali che penetrano velocemente e al 100%, per le altre sostanze non è così.
      Però, non sapendo l'esatto fattore di penetrazione, tantomeno nel prodotto finito, la valutazione della sicurezza deve essere fatta in via cautelativa, quindi si considera che il prodotto abbia una penetrazione del 100%, pur sapendo che non è così. E' vero che la granulometria ha la sua influenza, così come i booster o, al contrario, gli ingredienti con effetto barriera. Però non avendo dei valori certi, ci si basa sul valore più sfavorevole e quindi massimo.
      Certo che le sostanze che tu porti come esempio sono dei volatili, quindi al rischio di contatto cutaneo si aggiunge quello per inalazione, che a volte è anche più dannoso.
      Per i cosmetici questo è un rischio quasi nullo, tanto che esiste la dichiarazione dei COV, cioè si dichiara che il prodotto non contiene composti volatili organici.
      Diverso è valutare la sicurezza di un prodotto finito spray, dall'eau de toilette alla lacca per capelli, ma per questi ci sono dei parametri appositi che tengono conto anche del volume ragionevolmente inalato.

      PC

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    2. grazie mille, vi sono grato della spiegazione che mette un po' di chiarezza (e logica :) )

      com

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  3. Salve! Quindi i siliconi sono derivati del petrolio, non del silicio? Cito da Wikipedia:
    "I siliconi (o polisilossani) sono polimeri inorganici basati su una catena silicio-ossigeno e gruppi funzionali organici (R) legati agli atomi di silicio."
    Grazie anticipatamente.

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    1. Giusto quello che dici: sono derivati del silicio e dell'ossigeno. È quel gruppo funzionale R, che solitamente è un alcano, a volte di derivazione petrolifera. Non è da dimenticare che un importante derivato del petrolio è la paraffina, che altro non è che una massa di alcani. In pratica, nel silicone si evidenzia di più la più probabile origine di quella R che il fatto che derivi da silicio + ossigeno

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