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mercoledì 22 ottobre 2014

Il cosmetico professionale è un cosmetico uguale agli altri?

Per cosmetico professionale si intende, come dice la parola stessa, un prodotto che viene usato da un professionista nell'ambito della sua professione.

I professionisti della bellezza sono estetiste, parrucchieri (o hair stylist che dir si voglia) e truccatori (o make up artist).
Sono persone che operano dopo aver conseguito un diploma di scuola professionale dove, oltre che a fare massaggi, colpi di sole o impeccabili smoke eyes, hanno imparato qualcosa sulla pelle e i capelli, e sui cosmetici che impiegano.

Perciò, per loro, appositamente per loro, vengono formulati dei prodotti un po' diversi da quelli che usa il consumatore a casa propria.

E' una questione formulativa, di efficacia e di sicurezza.

Innanzitutto la maggior parte dei trattamenti a cui mi sottopongo dal professionista sono effettuati una volta al mese, una volta alla settimana, al massimo due, non certo con la frequenza con cui mi applico la crema sul viso al mattino e alla sera nel mio bagno.

E questo fa una bella differenza.


Per cui il formulatore deve sapere prima di formulare dove e come verrà impiegato il prodotto, anche per la sicurezza di chi a tale prodotto si espone.

Non è un caso che alcune sostanze possano essere inserite in un prodotto a percentuali differenti in funzione  della destinazione d'uso del prodotto; ne è un esempio l'acido glicolico che per i prodotti professionali può essere usato fino al 30%, per i prodotti al consumatore al massimo al 3%.

Una crema professionale per il viso potrà contenere una fase oleosa più "ricca" di una crema ad uso domiciliare: deve consentire un massaggio prolungato, la possibilità delle manualità senza intoppi, lo scorrimento di un manipolo di un'apparecchiatura senza attrito.
Non è detto che sia anche più ricca in attivi, questo è inteso, anche se di norma lo è, visto che deve usata una volta alla settimana e non tutti i giorni.

Alcuni prodotti che devono interagire con apparecchiature saranno formulati di conseguenza: inutile usare con il thermage una crema che sfrigola, o fare un trattamento di ultrasuoni senza che il prodotto applicato insieme svolga poi un'azione sinergica con lo strumento.

Per cui, è ben plausibile che il prodotto professionale, almeno in estetica, sia sicuramente diverso dal prodotto che va in mano al consumatore.

Anche se il nuovo regolamento non fa alcuna differenza fra il prodotto professionale e il prodotto domiciliare, dimostrando ancora una volta l'approssimazione di chi questo regolamento ha stilato, in realtà la differenza c'è.

C'è in termini di sicurezza.
La valutazione della sicurezza si basa su calcoli che considerano la superficie di pelle interessata dall'applicazione, se il prodotto si risciacqua o no, quanti grammi vengono applicati e quante volte al giorno: la cosiddetta esposizione giornaliera.
Il che è sacrosanto per i prodotti che mi applico ogni giorno, dal mascara, alla crema dopobagno per il corpo.

Ma quando devo considerare una crema da massaggio? Intanto gli "esposti" sono due: io sul lettino a farmi coccolare e  l'estetista che impasta, rolla, sfiora e picchietta.
Io ricevo su tutto il corpo, quindi una superficie ampia, una quantità di prodotto di circa 5/8 grammi, una volta alla settimana.
Lei riceve sul palmo delle due mani, quindi una superficie ridotta, gli stessi 5/8 grammi che poi mi "trasmette", ma li riceve 5-7 volte al giorno.

Così, per un prodotto professionale che contiene ingredienti regolamentati con percentuale maggiore se ad uso professionale, si dovrebbe considerare l'esposizione dell' utilizzatore e dell'applicatore: non è un caso che per questi prodotti si preferisca la forma di maschera e si suggerisca l'uso del pennello per applicarli. La cliente può benissimo essere esposta una volta alla settimana alle quantità contenute nel prodotto, l'estetista non può esserne esposta più volte al giorno.

Cosi come non è un caso che una delle malattie riconosciute come professionali alle estetiste sia, oltre al tunnel carpale, proprio la dermatite da contatto prolungato.

Eppure basterebbe poco: fare le considerazioni sul livello di esposizione per entrambi i soggetti.
Per scrupolo le PC lo fanno, ma sappiamo che non è frequente; del resto, è vero, il regolamento non fa distinzioni. La coscienza sì, ma non rientra in nessun articolo di legge.

Lo stesso discorso si può fare, naturalmente per i prodotti per parrucchieri: pensate alle inalate di spray che si fanno ogni giorno.
Vale meno per i prodotti di make- up, perchè vengono principalmente applicati con attrezzi appositi grazie ai quali il professionista si tiene a distanza, e non è certo lo sfumare con un dito che lo espone a rischi maggiori della sua modella.

Quindi, i prodotti professionali, a meno che non sia una trovata di marketing di solo claim in etichetta, è bene che vengano lasciati usare dai professionisti con la frequenza, lo scopo, e il modo per i quali sono stati formulati.

Trovarsi su uno scaffale un cosmetico con la dicitura "per uso professionale" dovrebbe fare alzare qualche sopracciglio.
Se non all'autorità, almeno alla consumatrice.
Che invece si butta a pesce su tale prodotto con l'illusione che sia più potente.
Sì, magari lo è. Ma lo è nel bene e nel male.

Mettersi sul viso un gel all'acido glicolico al 30% mattina e sera per una settimana cambia sicuramente la pelle.
Sicuramente.

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